Cercasi giovani consulenti finanziari disperatamente​.

Nel 2019 cala il numero complessivo degli iscritti all’Albo. 

La relazione annuale dell’OCF appena rilasciata conferma che gli iscritti alla sezione dell’albo dedicata ai consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede sono pari a 53.299, con una riduzione rispetto al 2018 del 3,7%.
Rallenta ancora, inoltre, l’attivazione di nuovi mandati, con un decremento di circa il 32%.

Nei primi 4 mesi del 2020 questa tendenza si è ulteriormente rafforzata, con un’ulteriore discesa del numero degli iscritti a 52.952 (-3,7% sul 2019), di cui attivi 33.702, cioè con mandato (63,6%).
Tra le nuove iscrizioni all’Albo per fasce di età, si registra in particolare un aumento dell’incidenza degli under 40.
Inoltre, si è verificato un aumento tra giovani al di sotto dei 30 anni (23,8% delle nuove iscrizioni nel 2019, contro l’11% del 2018 e il 9,5% del 2017).

Un numero di nuove iscrizioni che però non pareggia il numero di consulenti che lasciano la professione, con statistiche che confermano il calo delle vocazioni e un futuro incerto per la professione.
Infatti, in base ai dati forniti da OCF, l’età media dei consulenti finanziari attivi (34.000 circa) è superiore a 50 anni per il 56,7% del totale degli iscritti.
Considerando 1.456 iscrizioni (403 under 30, cioè i nati fino al 1989) e 3369 cancellazioni, il tasso di compensazione complessivo per il 2019 è di poco superiore al 43%.

Analizzando la contrazione per le diverse fasce anagrafiche:
– i professionisti della finanza con meno di 30 anni di età sono diminuiti del 51% (una ecatombe)
– quelli tra i 30 e i 40 anni sono diminuiti del 63%,
– il numero di quelli tra i 40 e i 50 anni ha subito un decremento del 21%.

Ciò significa che quasi 6 professionisti attivi su 10 (esattamente 19.845) hanno di fronte, mediamente, 11-12 anni di lavoro prima della pensione.

Inoltre, in considerazione della loro lunga presenza nel mercato, è ipotizzabile che il loro portafoglio sia almeno pari alla media Italia (26 milioni pro capite), il che porterebbe le masse complessivamente amministrate da questa specifica sotto-categoria di consulenti  a circa 500 miliardi di euro, per un fatturato lordo a sistema di 10 miliardi l’anno (di cui 2,5 miliardi l’anno sono il monte provvigioni complessivo dell’insieme di questi professionisti di lungo corso).

Competizione a “suon di Bonus”

E non è un caso che questa fascia di professionisti sia la categoria di consulenti contesa a suon di bonus dalle principali reti di distribuzione in un risiko a somma zero : negli ultimi due anni, infatti , circa il 2,5% degli iscritti all’Albo (oltre 500 all’anno) ha cambiato società spostando masse da una mandante all’altra senza contribuire ad una crescita reale del settore.

Ciò significa che potenzialmente si spostano circa 12 miliardi di euro di patrimoni all’anno finanziato con anticipi provvigionali (circa il 2%, tanto paga il cliente) in uno scenario che resta grottescamente contraddittorio.
Infatti,  i consulenti finanziari, nonostante grosse nubi si addensino sul loro futuro, continuano ad attribuire valore alle società mandanti, mentre i loro margini di guadagno si riducono da dieci anni, la produttività richiesta aumenta, e il valore delle banche-reti vola in borsa.

Quest’ultimo fenomeno, aumento della produttività e del portafoglio medio, mancata espansione numerica degli iscritti effettivi, può significare una sola cosa: il settore è entrato in una fase di declino irreversibile dell’attuale modello di business basato, esclusivamente, sulla fidelizzazione dei 22.000 consulenti con portafoglio” storico”, rinviando la soluzione al problema di dover garantire un futuro alla professione.

Diventare un “consulente finanziario libero”

Ci sono numerose ricerche che indicano come molto probabile nei prossimi anni un taglio dei consulenti compreso tra il 10 e il 30%, con i “portafoglisti” che dovranno aumentare la produttività.‬
“Dal punto di vista occupazionale la previsione dell’industria è che il 5-10% dei consulenti finanziari oggi attivi sarà costretto a lasciare la professione”.‬

Si parte subito dai consulenti con 10 milioni di portafoglio per i quali è impossibile triplicare le masse gestite, e nei prossimi anni si scalerà gradualmente fino alla size di 20 milioni per tutti i professionisti che non riusciranno ad arrivare al portafoglio di equilibrio richiesto dal modello di business delle mandanti.

Allora, in tale scenario, il nostro invito è quello di andare verso una figura professionale con una spiccata identità imprenditoriale, etica, trasparente e dedicata al cliente sempre più multicanale e digitale.
Che abbia il tempo per essere un consulente libero, a prescindere dalla dimensione del portafoglio che, raramente, rappresenta un parametro attendibile per misurare il reale valore professionale del consulente.

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” il nostro invito è quello di andare verso una figura professionale con una spiccata identità imprenditoriale, etica, trasparente e dedicata al cliente, sempre più multicanale e digitale.”

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