Gli sportivi hanno bisogno di una sana pianificazione finanziaria.

A rischio bancarotta il 60% degli atleti.

In piena estate ha destato scalpore la notizia relativa al tentativo di truffa ai danni di mister Antonio Conte che ha messo in evidenza come, anche dei personaggi sportivi con patrimoni degni di nota, possono commettere degli errori nel decidere come investire i propri risparmi.Il caso di mister Conte, purtroppo, non rappresenta un’eccezione nel mondo sportivo considerando che la gran parte degli atleti è a rischio bancarotta dopo pochi anni dal fine carriera.

Sembra strano pensare che atleti strapagati possano avere problemi economici, ma il post-carriera viene spesso sottovalutato da molti giovani atleti professionisti che trovano difficile ridimensionare le proprie spese, dopo aver ricevuto stipendi a cinque o sei zeri.
A incidere sulla non corretta gestione finanziaria c’è spesso la scarsa cultura/alfabetizzazione finanziaria, ma a volte anche sperperi abnormi, spese non monitorate e raggiri da parte di persone nelle quali si è riposto la propria fiducia nella gestione dei risparmi.

I numeri parlano di quattro calciatori su dieci in Europa a rischio indigenza entro cinque anni dal ritiro, secondo una ricerca di Lombard International Assurance.
Numeri che salgono al 60% nel Regno Unito sempre per quanto riguarda i giocatori di calcio, mentre negli Usa, parlando di football americano, la percentuale raggiunge addirittura il 78%.

 

GLI SPORTIVI PIÙ A RISCHIO DI BANCAROTTA:

In Italia solo il 10% dei circa 3000 calciatori professionisti guadagna una cifra che può consentire di non lavorare dopo il ritiro, mentre il 70% ha un titolo di studio che si ferma alla terza media.
E non è un caso che i procuratori sportivi iniziano ad offrire ai propri assistiti il servizio di consulenza finanziaria e gestione del patrimonio affidandosi ovviamente a società o consulenti partner.

 

Errori da evitare.

Una sana e corretta pianificazione finanziaria ha lo scopo di consentire agli sportivi di vivere in maniera serena evitando durante la breve carriera agonistica quei comportamenti che incidono in maniera determinante nel creare i presupposti della futura bancarotta.
Gli sportivi in genere hanno 10/15 anni in cui accumulano denaro ma sono focalizzati esclusivamente sul presente a discapito degli obiettivi di lungo periodo. Vivono il qui ed ora, con stipendi elevati senza monitorare quasi nulla con la tendenza ad avere un tenore di vita elevato.

Budgeting

In questo caso il primo obiettivo può essere l’implementazione di un’ attività di budgeting che quantifichi un livello di spesa mensile sostenibile in modo da consentire un monitoraggio delle entrate e uscite in grado di identificare e, possibilmente, isolare acquisiti impulsivi e privi di utilità.

Copertura dei Rischi

Prima di procedere a pianificare gli investimenti è indispensabile identificare i rischi per attivare le soluzioni più efficaci in grado di tutelare il patrimonio. Questa regola vale per tutti i risparmiatori, ma a maggior ragione per uno sportivo.
Quindi, oltre ad avere alimentato negli anni un fondo per le emergenze, è necessario attivare polizze che tutelino lo sportivo dai danni causati da infortuni, o che gli consenta di integrare la pensione nel caso di atleti professionisti, oppure garantisca una rendita vitalizia nel caso di atleti dilettanti, in quanto per il loro status , non per percepiscono contribuzione Inps.

Prospettiva di lungo periodo.

La carriera di uno sportivo dura in media 15 anni con una retribuzione che in genere cresce all’inizio per poi calare negli ultimi anni. Quindi è indispensabile prestare la massima attenzione alla gestione dei risparmi nella breve fase di accumulo, perché in molti casi il post carriera dura molto di più considerando che, dopo i 35 anni, uno sportivo deve essere in grado di costruirsi una nuova vita, se non resta nell’ambiente sportivo come allenatore o dirigente.
Quindi diventa strategico limitare il presentismo degli atleti educandoli a guardare al futuro per programmare ed indirizzare al meglio le scelte che bisogna fare adesso. E’ dunque necessario indagare.

Rivoluzione culturale

Uno studio Ernst & Young del 2018 ha rilevato che tra il 2004 e il 2017, gli atleti professionisti hanno denunciato perdite per frode per quasi 500 milioni di dollari. Queste cifre indicano che nel mondo dello sport serve una rivoluzione culturale che prenda coscienza dei problemi che gli atleti affrontano nella gestione del loro patrimonio. Servono regole per chi li assiste in questo percorso, educazione finanziaria e onestà nel trovare soluzioni che siano in grado di garantire un futuro sereno agli atleti

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