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I consulenti finanziari non sono numeri ma Persone!

Storie di epurazioni dei piccoli portafoglisti per abbellire i bilanci degli intermediari.

Mentre impazza la sterile polemica Anasf vs Gabanelli, e chi più ne ha, più ne metta, a distanza di due anni si avvera la profezia annunciata da una lettera anonima di un consulente finanziario di una nota rete di intermediazione.

A marzo del 2018 arrivava, infatti, presso la redazione di un mensile specializzato una email con un chiaro J’accuse: la terminazione dei consulenti con meno di 5 milioni di portafoglio.Un monitoraggio di circa 428 consulenti finanziari avviata con l’inserimento nella nuova categoria “improduttivi” e posti di fronte a un fatto sconcertante e umanamente esecrabile.
Due le possibilità:
– cancellazione dall’Albo con un minimo di 24 mesi, perdita del proprio portafoglio clienti con pagamento del 150% dell’indennità di portafoglio,
– terminazione da parte dell’Azienda.

Leggi lettera del consulente finanziario di marzo 2018 su Bluerating

 

Senza nessun rispetto per le persone e le famiglie dei consulenti, tanto contano solo i numeri.
Il motivo è semplice da capire: migliorare alcuni indici di bilancio, ridurre le fonti di costo e aumentare i ricavi dei consulenti con la retrocessione dei portafogli.
E non è un caso che il portafoglio medio dei consulenti sia salito negli ultimi anni in proporzione alla riduzione del numero dei consulenti con piccoli portafogli, un trasferimento di masse necessario per fidelizzare i consulenti mantenendo inalterata la loro redditività, come conseguenza diretta della diminuzione dei margini e dei ricavi degli intermediari.

Il principio che viene richiamato come giustificazione è sempre lo stesso: normali politiche di ottimizzazione, per migliorare il livello del servizio, continuare a creare valore per la società e per i professionisti che scelgono di lavorarci, a beneficio del cliente finale.
Freddo linguaggio burocratico –manageriale che si utilizza in ogni occasione per indorare la pillola.
La stessa lettera preannunciava in maniera profetica il successivo step: prossima mossa la fucilazione della fascia dei 10 milioni di euro.

Giugno 2020

Puntuale alla stessa redazione arriva da un consulente della stessa rete una seconda email che recita così:
“E oggi? Ci giungono voci che l’attuale dirigenza stia puntando il dito contro quei consulenti che oggi sono sotto un minimo di portafoglio (si dice 10 milioni) invitandoli ad abbandonare la professione, persone che hanno famiglia di cui l’azienda se ne frega, persone che hanno regalato 20/30 anni, che sono stati sempre fedeli ad un marchio, ad un nome e che oggi si vedono traditi dalla loro stessa fedeltà.

L’intermediario a differenza del 2018, al momento, contattato dalla redazione ha espresso la volontà di non commentare.

Leggi lettera del consulente finanziario di giugno 2020 su Bluerating

 

Allora ritengo sia doveroso fare da parte nostra alcune considerazioni.

La prima ci viene spontanea: ma l’Anasf invece di polemizzare con la Gabanelli contrapponendosi ai consulenti autonomi, non dovrebbe entrare nel merito di queste pratiche aziendali tutelando il futuro professionale dei consulenti finanziari ?
Senza dimenticare il problema del passaggio generazione in un professione che rischia l’estinzione: saldo negativo tra nuovi iscritti e cessati, età media oltre i 50 anni, meno del 1,9% dei consulenti è under 30.

La seconda vuole essere una riflessione e, soprattutto, un invito a considerare un’alternativa che oggi rappresenta una soluzione di valore per continuare con ottimismo ad essere un consulente finanziario.
Due anni fa ho partecipato a Consulentia 18 e in quella sede, due amministratori delegati tra le maggiori reti di distribuzione ammisero: nei prossimi due anni i consulenti finanziari con 12 milioni di euro di portafoglio saranno fuori perché faranno fatica a stare nel sistema.

Ma quale sistema?

Quello descritto in qualsiasi mandato di Agenzia dove il cliente paga, il consulente lavora, e gli intermediari si mangiano la fetta più grande della torta?

Trovo aberrante il metodo utilizzato per scaricare sui consulenti gli effetti della MIFID2: cancellazione dall’Albo con un minimo di 24 mesi, perdita del proprio portafoglio, pagamento dell’indennità oppure terminazione da parte dell’Azienda.

A tutti i consulenti che si trovano in questa situazione dico che il valore del vostro ruolo professionale non si può ridurre ad un indice di produttività costruito per generare i ricavi e i margini di un’ azienda che vi paga a provvigione come un qualsiasi procacciatore d’affari.

Sono un consulente finanziario, credo nel valore della Consulenza (con la C maiuscola), nel nostro ruolo, nella nostra professionalità, nella trasparenza e nella libertà di agire nel miglior interesse del cliente.

A tutti dico non fatevi umiliare, non scendete a patti con chi non rispetta il vostro ruolo, ne va della vostra vita, dei vostri figli e della vostra famiglia.
Oggi esiste un’alternativa, mai come in questo momento storico, grazie alla MIFID2 e alla tecnologia Fintech,, il consulente finanziario ha nelle proprie mani il suo destino professionale.
Basta avere il coraggio di fare le scelte giuste.

Contatta Fairvalyou per un approfondimento. 

Ma quale sistema?
Quello descritto in qualsiasi mandato di Agenzia dove il cliente paga, il consulente lavora, e gli intermediari si mangiano la fetta più grande della torta?”

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