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Richiesta all’Esma sui rendiconti 2018

il punto di Antonio.

Questa nuova rubrica vuole commentare le notizie più salienti del mondo finanziario, dal punto di vista degli esperti. Antonio Loffredo, business development di Fairvalyou, ha un’esperienza pluriennale nella finanza concentrandosi negli ultimi anni in un approccio multidisciplinare al fine di rendere indipendente il professionista della consulenza finanziaria.
Di seguito il punto di Antonio su una notizia di qualche giorno fa riguardante la richiesta all’Esma da parte di Abi, Assoreti, Assosim e Assogestioni di aprire un tavolo europeo sulla rendicontazione dei costi, sospendendo quindi l’invio dei rendiconti 2018 ai risparmiatori.

“Appare chiaro come le richieste delle quattro associazioni,

come confermato dalla recente presa di posizione delle Consob, non rispettano il principio indicato dall’Esma sull’invio dei rendiconti. Nel senso che gli intermediari, dopo aver ricevuto tutte le informazioni dai produttori e aver effettuato le relative elaborazioni che richiedono determinati tempi tecnici, sono obbligati a inviare i rendiconti del 2018, secondo il principio “as soon as possible”, cioè il più presto possibile. Principio questo, che l’Esma stessa ha chiarito nella raccomandazione a tutti gli intermediari europei, e di conseguenza anche italiani, per l’invio della rendicontazione. Una volta chiarito l’obbligo, ritengo molto interessante invece porre la seguente: perchè ci si oppone a questa richiesta di full disclosure, ossia di trasparenza, di chiarezza, principio cardine della Mifid II, entrata in vigore proprio nel 2018? Cosa si vuole celare?
Forse è lecito pensare che i rendimenti negativi del 2018 saranno zavorrati da costi eccessivi rispetto alla media europea, tra l’altro già rilevato dalla stessa Esma. La questione è semplice e importante: cosa determina ancora il ritardo di questa rendicontazione? E soprattutto, si vuol soltanto spostare in avanti di un anno nella speranza di rendimenti migliori? E come si legge questa loro scelta in funzione anche delle loro campagne di comunicazione e di marketing che pongono il cliente al centro dell’attenzione? Si può avere questa attenzione verso i clienti rinviando quanto dovuto come principio di vera trasparenza? Appare chiaro come gli intermediari e le banche continuano ad operare in totale non trasparenza, contravvenendo ai principi normativi e di condotta già ben chiari. Le società, infatti, hanno la possibilità di inviare i rendiconti in template già indicati dall’Esma e ciascuno lo può fare secondo le proprie modalità. Sarà poi eventualmente l’authority italiana, la Consob, a dover valutare se le indicazioni sulla trasparenza dei costi è conforme o meno ai principi della Mifid II. Allora perchè ritardare ancora la consapevolezza da parte dei risparmiatori, che peraltro non conoscono bene i costi complessivi del sistema finanziario, e non sono messi in condizione di valutare la qualità del servizio ricevuto rispetto ai costi sostenuti? Di cosa si ha timore? Questo, a mio parere, sembra ancora di più un atteggiamento inqualificabile che pone una certa attenzione ai principi di indipendenza e di trasparenza che la stessa Mifid II, l’Esma e le authority nazionali e internazionali devono sostenere.

“Una mancanza di trasparenza si traduce in sfiducia e un profondo senso di insicurezza.”

Dalai Lama

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1 commento

  1. giorgio canella

    fintantochè le autorità che emanano regolamenti non forniranno anche gli strumenti per far si che i regolamenti vengano rispettati (in questo caso la modulistica) saranno loro stessi a offrire l’alibi agli obbligati per ritardare la fornitura di dati scomodi, aggraveranno le difficoltà, per il consumatore, di comprendere ciò che gli viene comunicato in maniera diversa da ciascun fornitore e aumenteranno il contezioso (vedi ciò che accade con i questionari di profilatura )

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